mercoledì 5 febbraio 2020

La mela avvelenata

"Quando uscì la pubblicità secondo cui quello che fai sull'iPhone resta sull'iPhone mi comprai l'iPhone e dissi a tutti che era il device più rispettoso della privacy... pensate che già nel 2013, con iOS 7, i dati delle apps venivano crittografati di default in modo trasparente... pensate che nel 2016 la Apple si rifiutò di collaborare con l'FBI* per sbloccare un iPhone...
Ma poi qualcosa è andato storto.
La crittografia di iMessage era un notorio colabrodo.
La intelligent tracking prevention di Safari non preveniva il tracking e non era nemmeno intelligente.
L'FBI riuscì a craccare comunque quell'iPhone.
La Apple ha collaborato col governo cinese per favorirne censura e spionaggio.
Oggi abbiamo un appstore di due milioni di apps, gran parte delle quali telefona a casa per spedire dati sul proprio utilizzo. E l'iCloud non è crittografato. Giudicate voi" (vicky substack)


* Nota: la richiesta dell'FBI era di un aggiornamento iOS che rendesse illimitati i tentativi per indovinare il pin. La Apple si rifiutò per motivi banalmente commerciali (un tool del genere, se finisce su internet, rende immediatamente inutili tutti gli iPhone del mondo).

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